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Set

Spese legali avvocatura ente pubblico e rimborso degli oneri riflessi all’ente sui compensi

Trib. Torino 4.6.2021 n 640, Giud. Mollo, Marangio (Avv. Carapelle) c. Comune di Torino (Avv. Li Volti).

Avvocato – Avvocato ente pubblico – Rimborso all’ente degli oneri riflessi sui compensi per spese legali – Esclusione.
sui compensi
Non spetta all’ente pubblico difeso da avvocato dell’avvocatura interna il rimborso degli oneri riflessi sulle somme liquidate dal giudice per spese legali a norma dell’art.1, comma 208, legge n.266/2005.

L’art. 1, comma 208, l. 23 dicembre 2005 n. 266 (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), prevede che «Le somme finalizzate alla corresponsione di compensi professionali comunque dovuti al personale dell’avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche sulla base di specifiche disposizioni contrattuali sono da considerare comprensive degli oneri riflessi a carico del datore di lavoro».
Nel caso esaminato dal Tribunale di Torino, la parte, soccombente nel giudizio di merito, era stata condannata a pagare le spese di lite dell’avvocatura interna del Comune. L’ente locale, promossa l’azione esecutiva per il recupero delle spese di lite, agiva anche per il pagamento di 975,80 € al titolo di “oneri riflessi” calcolati sulla base dell’imponibile di 4100 € liquidati dal primo giudice.
La parte soccombente, ritenendo non dovuta la somma richiesta a tale titolo, proponeva opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c..
Il Giudice dell’esecuzione, con l’allegata pronuncia, condivide le ragioni dell’opponente affermando che occorre muovere dalla ratio dell’articolo 9l c.p.c. il quale, prevedendo la condanna alle spese della parte soccombente, mira a realizzare il principio chiovendiano per cui la parte vittoriosa si deve trovare, con il provvedimento favorevole, nella stessa situazione in cui sarebbe qualora avesse avuto soddisfazione dei propri diritti senza la necessità dell’intervento giudiziale. In altri termini, in assenza di tale meccanismo processuale, la parte vittoriosa sarebbe in ogni caso pregiudicata, poiché rimarrebbero a suo carico le spese sostenute per la propria difesa. Si tratta quindi di una somma che deve essere pagata alla parte, e non al difensore; anche nel caso di distrazione ai sensi articolo 93 c.p.c., è un rimborso delle spese che la parte ha sostenuto (o, in quest’ultimo caso, che avrebbe dovuto sostenere) per la difesa in giudizio.
Premesso ciò, l’articolo 1, comma 208,legge 266/2005 in primo luogo agisce esclusivamente nei rapporti interni tra
datore di lavoro e avvocato/dipendente; in secondo luogo, è ispirata a finalità di contenimento della spesa pubblica. E ciò in quanto è del tutto evidente che, con l’approvazione di suddetta legge, è stato (di fatto) ridotto il trattamento retributivo degli avvocati dipendenti degli enti pubblici. La conseguenza dell’introduzione di tale norma di legge è che l’ente pubblico sopporta un costo minore nella propria difesa in giudizio, poiché gli oneri contributivi sono posti a carico dei dipendenti cui vengono distribuiti gli importi riconosciuti a titolo di rimborso delle spese di lite.
Con la riforma operata da tale norma (articolo 1, comma 208,legge 266/2005), non vi è ragione per gravare la parte soccombente alla rifusione di un onere che la parte vittoriosa non deve più pagare.

Trib. Torino n.640 del 4.6.2021