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Avvocato iscritto a Cassa Forense e ricongiunzione contributi versati alla Gestione Separata Inps

Corte di appello di Torino, 27.9.2021 n. 485, Pres. Rel. Pasquarelli.

Avvocato – Previdenza – Iscritto alla Cassa Forense –  Contributi versati alla gestione separata Inps – Ricongiunzione presso la Cassa Forense – Legittimità

  L’avvocato iscritto alla Cassa Forense ha diritto alla ricongiunzione ex l. n. 45 del 1990 presso la cassa categoriale dei contributi versati alla gestione separata Inps, senza che a tale facoltà sia d’ostacolo  il fatto che il soggetto possa anche ricorrere agli ulteriori istituti del cumulo e della totalizzazione, ciascuno dei quali presenta diverse caratteristiche.

Ragioni della decisione

Il Tribunale ha accolto il ricorso rilevando che l’art. 1, secondo comma, L. 45/1990 consente al libero professionista, che sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti o autonomi, di ottenere la ricongiunzione dei contributi ivi versati nella gestione a cui risulta iscritto in qualità di libero professionista; che la tesi dell’INPS – secondo cui tale facoltà non sarebbe esercitabile ove i contributi da ricongiungere siano stati versati alla Gestione Separata, ai sensi del D.M. 282/1996, in base al quale i contributi ivi versati possono dar luogo ad un supplemento di pensione ed il ricorrente potrebbe, comunque, ottenere la totalizzazione o il cumulo dei contributi – non è sostenibile perché una norma di rango secondario non può derogare ad una fonte di legge primaria, è in contrasto con i principi enunciati da Corte Cost. 61/1999 ed è già stata respinta da Cass. 26039/2019.

L’INPS appella riproponendo la tesi sostenuta in primo grado. L’appello è infondato.

L’art. 1 L. 45/1990 dispone testualmente:

Facoltà di ricongiunzione

  1. Al lavoratore dipendente, pubblico o privato, o al lavoratore autonomo, che sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per liberi professionisti, è data facoltà, ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, di chiedere la ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le sopracitate forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di lavoratore dipendente o
  2. Analoga facoltà è data al libero professionista che sia stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza per lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi, ai fini della ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione presso le medesime forme previdenziali, nella gestione cui risulta iscritto in qualità di libero professionista”.

Il 2° comma, quindi, riconosce espressamente la facoltà di ricongiungere i contributi A.G.O. (nella specie, i contributi versati dall’appellato, quale lavoratore autonomo, alla Gestione Separata INPS dal 1996 al 2001) nella gestione in cui l’interessato risulta iscritto in qualità di libero professionista (nella specie, Cassa Forense, a cui l’appellato è iscritto dal 2001) e ciò senza alcuna limitazione, ed indipendentemente dalla omogeneità o meno delle contribuzioni versate nelle rispettive gestioni, quella di provenienza e quella di destinazione.

La norma regolamentare invocata dall’INPS non può, evidentemente, derogare a tale espressa previsione di legge.

Il precedente di legittimità citato dal primo Giudice è perfettamente in termini: anche in quel caso si trattava di un libero professionista (un commercialista, iscritto alla CNPADC) che chiedeva la ricongiunzione, presso la sua cassa professionale, dei contributi a suo tempo versati nella Gestione Separata INPS, ed aveva ottenuto il riconoscimento del suo diritto nei precedenti gradi di merito, proprio in base alla formulazione letterale dell’art. 1, 2° comma, L. 45/1990.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’INPS, “dovendosi accogliere, anche alla luce della pronunzia della Corte costituzionale n. 61 del 5 marzo 1999, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 38 Cost., gli artt. 1 e 2 L. n. 45/1990 nella parte in cui non prevedono, in favore dell’assicurato che non abbia maturato il diritto ad un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni nelle quali è, o è stato, iscritto, il diritto di avvalersi dei periodi assicurativi pregressi in termini tali per cui la ricongiunzione, più vantaggiosa, ma anche più costosa per l’assicurato, possa porsi come mera opzione rispetto ad altri istituti che consentano il conseguimento del medesimo obiettivo dell’utilizzo della contribuzione, un’interpretazione dell’art. 1, comma 2, della legge predetta che rifletta l’assenza di limiti, né quelli che discenderebbero dalla disomogeneità del metodo di calcolo, né quelli che deriverebbero dal preteso allineamento alla previsione di cui al primo comma dello stesso art. 1, che ammetterebbe la ricongiunzione solo “in entrata” della contribuzione accreditata presso le casse per i liberi professionisti, alla facoltà di avvalersi di tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della  totalizzazione”    (Cass. 26039/2019).

Dunque, secondo la S.C., l’interpretazione corretta dell’art. 1, 2° comma, L. 45/1990 è quella che consente, in ogni caso, al libero professionista che non abbia ancora maturato il diritto a pensione, di ricongiungere, presso la Cassa professionale a cui è iscritto, i contributi precedentemente versati a forme obbligatorie di previdenza (ivi inclusa la Gestione Separata INPS), secondo le modalità descritte all’art. 2 (ricongiunzione onerosa), senza che a tale facoltà sia d’ostacolo il fatto che il soggetto possa anche ricorrere agli ulteriori istituti del cumulo e della totalizzazione, ciascuno dei quali presenta diverse caratteristiche: spetta al richiedente scegliere quello più idoneo alle proprie esigenze, anche se più oneroso (nel caso di specie, a fronte del possibile maggior onere economico, il vantaggio dell’appellato è quello di poter anticipare di ben quattro anni l’accesso al trattamento pensionistico) e l’INPS non può rifiutare la ricongiunzione sul presupposto che esistono altri istituti ai quali il richiedente può ricorrere.

L’appello deve pertanto essere respinto; le spese del presente grado seguono la soccombenza, liquidate come in dispositivo. Non sussistono gli estremi per pronunciare a carico dell’INPS la condanna ex art. 96, 3° comma, c.p.c., chiesta dall’appellato, atteso che l’esistenza di un unico precedente di legittimità, oltretutto di difficile lettura, giustifica la proposizione dell’appello. Al rigetto dell’appello consegue, ex lege (art. 1, commi 17-18, L. 228/2012), la dichiarazione che l’appellante è tenuto all’ulteriore pagamento di un importo pari a quello del contributo unificato dovuto per l’impugnazione.